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In pochi click è possibile visualizzare tutte le password

Consentire al browser di salvare il proprio nome utente e la propria password per l’accesso ai servizi Web rappresenta oggi un’abitudine per la maggior parte degli utenti. Ma si tratta di una partica sicura? Secondo un post comparso sul blog del designer Elliot Kember esistono seri rischi nella gestione delle proprie credenziali per gli utilizzatori di Google Chrome.

Basta infatti aprire il menu “Impostazioni”, scorrere l’elenco delle voci fino a trovare “Password e moduli” e poi cliccare su “Gestisci password salvate”. Nella schermata che comparirà si potranno visualizzare tutte le credenziali utilizzate, con dettagli sull’indirizzo del sito Internet e il nome utente in chiaro, mentre le password sono mascherate ma con altri soli due click (sulla password stessa e poi su “Mostra”) sarà possibile visualizzarle.

Esiste inoltre una modalità più veloce per rendere visibili le password: è infatti sufficiente digitare chrome://settings/passwords nella omnibox per ottenere quanto desiderato.
Per tale ragione secondo Kember la privacy degli utenti che utilizzano computer condivisi è seriamente in pericolo.

La replica di Google, affidata a Justin Schuh, capo del team che si occupa della sicurezza del browser,non ha saputotranquillizzare i consumatori. Quest’ultimo ritiene infatti che se qualcuno è in grado di controllare la tastiera e il mouse di un PC, qualsiasi tentativo di proteggere i dati in esso contenuti sarebbe quasi del tutto inutile e superfluo.

Queste le sue parole: “Quando concedete a qualcuno l’accesso al vostro account del sistema operativo, questa persona può fare di tutto e ottenere qualsiasi informazione.”

Per tale ragione il browser di Mountain View ha finora optato per non mascherare le password dei singoli siti. Sarà stata la scelta giusta?

Fonte: BitMat.it

Possibilità di inviare allegati vocali. Raggiunti inoltre 300 milioni utenti attivi al giorno

Come riporta il popolare The Verge, WhatsApp, la più diffusa app di messaggistica istantanea, ha introdotto la possibilità di inviare anche messaggi vocali. In particolare è da ora possibile inviare gli allegati vocali (senza limitazioni di durata) e conversare con un nostro amico in tempo reale tramite il “push-to-talk”. Inoltre il servizio informerà l’interlocutore della registrazione o dell’avvenuto ascolto di un determinato messaggio vocale da parte nostra, funzionalità assente nella versione attuale.

Sembrerebbe inoltre che iI CEO di WhatsApp, Jan Koum, stia pensando di focalizzare la propria attenzione verso i contenuti multimediali che vengono inviati sempre più spesso sul proprio servizio di messaggistica istantanea. Basti solamente pensare che giornalmente vengono inviate 325 milioni di fotografie tramite WhatsApp. Obbiettivo di Koum sarebbe quindi quello di poter gestire foto, immagini e video in maniera più specifica rispetto a quanto possibile con la versione attuale.

Sebbene esistano soluzioni più complete di WhatsApp, quest’ultima, per la sua semplicità di utilizzo, vanta una diffusione più capillare (300 milioni di utenti attivi ogni mese e in alcuni paesi, il tasso di penetrazione ha superato il 50% dell’intera popolazione) rispetto agli altri servizi simili. Si prevede perciò che la nuova versione, scaricabile a partire dalle prossime 24 ore come aggiornamento valido per tutti i sistemi operativi compatibili (Android, iOS, Windows Phone, BlackBerry e Symbian), possa ottenere il successo sperato.

Fonte: BitMat.it

Diffusione di informazioni confidenziali e violazioni del copyright. Ecco come ridurli

 

Così come esistono gli attacchi mirati utilizzati dai criminali informatici per penetrare le reti aziendali, esiste anche un’altra potenziale minaccia che riguarda ogni azienda: i dipendenti. Deliberatamente o accidentalmente, essi possono essere responsabili per la diffusione di informazioni confidenziali o per la violazione del copyright, che a sua volta può portare a controversie. Gli esperti di Kaspersky Lab hanno offerto consigli utili su come proteggere l’azienda.

Gli impiegati che sul posto di lavoro, inviano email dagli account personali, scaricando contenuti illegali o utilizzando software pirata sul computer dell’ufficio; sono spesso inconsapevoli che tali attività potrebbero danneggiare la reputazione della propria azienda. Per esempio, in un caso un dipendente ha memorizzato copie di documenti importanti dell’azienda sull’account email personale, le quali si sono subito diffuse in Internet. Quando l’incidente è stato scoperto dagli specialisti di sicurezza IT, hanno individuato degli spyware sul computer del dipendente; questo è dovuto alle informazioni inserite tramite la tastiera, tra cui anche le credenziali per accedere alla posta elettronica. Tramite l’accesso all’account di posta elettronica i criminali informatici sono stati in grado di recuperare i documenti aziendali e sottrarli all’azienda.

 

Fonte: BitMat.it

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